White Box Creative Gallery
Goethe Institut / 3 Giugno 1993

 

Le mie opere nascono dalla considerazione dell’unicità dell’immagine attraverso i secoli, 
della sua continuità attraverso le epoche e la storia. Lo scopo di questi “quadri” è appunto la riunione 
dell’immagine classica e di quella contemporanea,
che secondo il mio personale punto di vista presentano sorprendenti punti d’incontro e di contatto ed innegabili analogie e somiglianze.
L’iconografia dei nostri tempi racchiude in sé tutta la precedente esperienza pittorica della tradizione classica,
si rifà ad essa come ad un irrinunciabile patrimonio di “visioni” che hanno già raggiunto la loro intima purezza e perfezione.
Il mio sguardo di autore si posa sull’immagine figurativa per raccogliere le prove di questa a prima vista semplice ma in realtà fondamentale intuizione artistica.
Mentre la pittura contemporanea si è spinta oltre la tradizione della figurazione per rinnegarla addirittura,
un’altra importantissima forma contemporanea di espressione e di comunicazione dell’immagine quale è la fotografia conserva al suo interno dei modelli che appaiono
completamente mutuati dalla pittura classica.
La “scoperta” che quindi muove l’intero progetto è che i creatori di immagini del passato e del presente,
cioè un’artista del ‘500 ad esempio ed un fotografo attuale, vedono la realtà,
e specialmente la figura umana inserita nella natura, con gli stessi occhi.
Si è fatto un calcolo ipotetico sulla quantità di immagini viste da un uomo del Rinascimento e da un uomo del nostro tempo,
e si è arrivati alla incredibile conclusione che ciò che noi vediamo in un solo giorno è quello che un uomo di quei tempi
avrebbe visto lungo l’ arco di tutta la sua esistenza.
Eppure questa enorme mole di immagini da noi accumulate non ha cambiato la sostanza della nostra visione,
non la ha allontanata da quei criteri e da quei canoni di bellezza elaborati dalla cultura classica.
Anzi, si può dire che tutto questo bagaglio è diventato uno specie di guida inconscia per chiunque oggi voglia
comporre immagini. Ai due estremi di questo lunghissimo cammino figurativo
che comunque viene a coincidere sulle stesse scelte espressive,
si trovano dunque la pittura classica come punto di partenza e la fotografia contemporanea come punto d’arrivo.
Per annullare la fittizia distanza temporale e culturale che le separa, ho voluto provare sulla unione di immagini del passato (e cioè dipinti)
e immagini del presente (cioè fotografie)  creando una terza opera del tutto nuova ed autonoma,
che si propone come una totale fusione delle due originarie matrici espressive.
Il risultato artistico finale dimostra la perfetta coincidenza di stili, di motivi, di atmosfere, di tendenze, di luce,
tra immagini separate tra di loro a volta anche da più sei/settecento anni di storia.
Le foto sono rigorosamente in bianco e nero, in quanto questa odierna forma dell’immagine e della riproduzione del reale
ha conquistato la sua classicità proprio in tale scelta, compiuta da tutti i più grandi fotografi del secolo,
che hanno inteso così differenziarsi dal resto della fotografia diciamo cosi “non-artistica”.
I dipinti propongono invece il loro caratteristico tripudio di colori e di forme ricche di volume,
che è poi la più grande eredità che l’epoca classica ci ha lasciato. Non vi è alcun contrasto tra le une e gli altri,
le foto di giovani modelli si inseriscono con una naturalezza sconvolgente in scenari e situazioni di opere pittoriche di un passato ormai immemorabile;
e le une e gli altri si rivitalizzano a vicenda, acquistando nuova forza dal loro reciproco incontro.
La creazione di questo nuovo tipo di opere avviene con l’accostamento delle due diverse fonti, fuse insieme.
L’intervento artistico consiste quindi solo nell’ideazione di questo accoppiamento tra immagini preesistenti,
e si compie nel momento in cui ciò avviene in fase di progettazione; È questa la ragione per cui non vi è alcuna operazione
di qualsiasi natura da parte mia su nessuna delle due fonti.
Nessun quadro che fa parte dell’immagine sarà mai mio, nemmeno in parte, pur essendo io stesso pittore,
in quanto ciò che mi interessa è recuperare opere già esistenti della tradizione classica;
nessuna foto inserita sui dipinti sarà mai ideata, progettata, commissionata o realizzata da me, in quanto quello a cui miro è scoprire nelle foto,
anche qui già esistenti, di tutti i giorni, prese da giornali qualsiasi, quegli elementi di classicità derivati dalla pittura del passato di cui si è parlato.
Ciò che voglio è cercare in una foto pubblicitaria la modella che ha posato è stata raffigurata dal fotografo (forse inconsciamente)
in quegli atteggiamenti, in quelle posizioni, e con quei tagli di luce ed espressioni, con i quali secoli prima un pittore
avrebbe disposto la propria modella per trarne l’immagine pittorica della maternità dipingendola come una Madonna.
L’idea universale non si è persa, è la stessa che anima l’uno e l’altro.
il mio occhio e la mia personale visione compiono questo paziente lavoro di ricerca, di scavo quasi,
per riportarla alla vita mediante l’unione delle due differenti ispirazioni, quella del pittore e quella del fotografo.
Il risultato finale vive però di vita propria, non ha alcun debito verso l’opera preesistente del fotografo e del pittore,
ma anzi acquista un suo senso e una sua precisa autonomia solo grazie ad una nuova e personale ispirazione creativa.
L’accostamento delle due fonti genere immagini e sentimenti del tutto originali che prima,
nella separazione delle raffigurazioni fotografica e pittorica, sarebbero stati del tutto impensabili.
Nell’ immaginare questo nuovo mondo figurativo, frutto di un riavvicinamento ideale tra il classico e il moderno,
risiede la mia opera di creazione.

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